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LANCIA

La storia di Lancia può essere letta con un po' di orgoglio e amarezza da qualsiasi appassionato di automotive italiano. Un futuro glorioso e un triste destino ha accompagnato e accompagna la casa torinese che negli ultimi anni ha limitato molto il suo mercato riducendolo alla sola Italia, stringendo ai minimi storici il numero di modelli prodotti tra i quali spicca sicuramente la Ypsilon. Lancia è un marchio che vanta una storia ultracentenaria. Nasce nel 1906 da un'idea di due amici: Vincenzo Lancia che vanta un passato nelle file di Fiat come collaudatore ed ex pilota e Claudio Fogolin che, su idea del futuro fondatore del Museo dell'Automobile di Torino, fondano il marchio del "volante e della bandiera". Non si deve aspettare molto per vedere il primo esemplare di vettura Lancia in quanto già al Salone di Torino del 1908 appare la 12HP costruita e rifinita con materiali di prima qualità all'esterno e comoda all'interno può vantare di un motore 2.5 a quattro cilindri che le garantisce una velocità massima di 90 km/h. LO SAPEVI CHE: Vincenzo Lancia fu costretto ad allargare a colpi di piccone la porta dello stabilimento per far uscire la 12HP e poterla collaudare? Il marchio torinese non fatica ad imporsi tra il pubblico e i consensi permettono di aumentare le vendita a tal punto da aprire lo stabilimento in Via Mongirvino destinato a perdurare fino agli anni '80, mentre due anni dopo Lancia vede nascere uno dei modelli più apprezzati di quel tempo, la Theta, che è la prima del brand a superare le mille unità prodotte, oltre a vantarsi di essere la prima ad impianto elettrico completo. Con l'avvento della Grande Guerra tutta la produzione Lancia deve essere convertita in materiale bellico per l'esercito e in modo particolare gli autocarri vengono costruiti propriograzie ai materiali forniti dalla casa torinese. Finita la Prima Guerra Mondiale Vincenzo Lancia è costretto a lavorare da solo per il forfait di Fogolin che abbandona l'azienda; ma Lancia non si ferma e un'altra auto è ai blocchi di partenza, è l'innovativa Kappa equipaggiata con un motore a testata separata, un cambio a leva posto tra i due sedili e le ruote in lamiera che sostituiscono quelle in legno. LO SAPEVI CHE: i modelli Lancia dal 1919 vengono chiamati con le lettere dell'alfabeto greco grazie ad un'idea dell'umanista ed insegnante di lettere, Giovanni Lancia? Tra il 1922 e il 1927 invece nascono la Lambda e la Bilambda. La prima si presenta alla kermesse francese con una "chicca" importante: una scocca portante mai vista finora su qualsiasi altra auto nel mondo ed è una delle prime ad essere dotata di sospensioni anteriori a ruote dipendenti. La seconda invece aveva conquistato solamente i facoltosi automobilisti europei, anche se inizialmente viene lanciata, invano, sul mercato americano con scarsi, se non pessimi, risultati. Lancia amplia ancora la sua offerta e gli anni trenta costituiscono un terreno fertile sul quale lavorare, nell'ordine vengono prodotte: Artena, Augusta, Aprilia, passata alla storia come ultimo prodotto delle mani di Vincenzo Lancia prima della sua morte, e nel 1939 la piccola Ardea con un "motorino" 1.0 prima che l'azienda dovessi piegarsi alle brutture della Seconda Guerra Mondiale. In questo periodo Giovanni Lancia prende la guida dell'azienda che nel frattempo ha convertito la produzione da automobilistica a bellica, anni duri, difficili, ma l'idea di Giovanni è geniale: alla fine del conflitto il marchio torinese si butta sulle corse automobilistiche e nelle competizioni sportive. Quando associamo il termine corse ad anni '50 non possiamo non menzionare due nomi. Aurelia su tutte: mostra al mondo cosa voglia dire montare un motore V6 su un'auto Lancia; ne vengono prodotte versioni passate alla storia delle corse automobilistiche associate a nomi di grandi piloti come Felice Bonetto e Louis Chiron che si aggiudicano rispettivamente la Targa Florio nel 1952 e il Rally di Montecarlo nel '54 a bordo della B20. Vogliamo scordarci forse di di Juan Manuel Fangio che trionfa nel 1953 alla Carrera Panamericana con la D24? Ma questi anni preparano il terreno per la nascita della Appia e del Grattacielo Lancia (conclusosi nel 1957) e l'incredibile vittoria di Alberto Ascari alla Mille Miglia a bordo della D24 e nello stesso anno inizia la breve ma intensa avventura in F1, conclusasi prematuramente nel 1955 per la morte dello stesso pilota milanese. Ma le glorie delle corse sembrano ormai acqua passata e Lancia, dopo la cessione di Giovanni alla famiglia Pesenti si affida all'ammiraglia per eccellenza, la Flaminia, a cui subentra nel 1960 la Flavia. Ma nel sangue e nel DNA Lancia scorre l'adrenalina e gli anni '60 sono sinonimo di rally e Fulvia: tra il 1963 e il 1972 la Fulvia Coupè otterrà grandi successi nel mondo delle corse. Nel 1969 Lancia viene venduta al prezzo "simbolico2 di una lira e passa a Fiat che lancia il primo modello nel 1972: la Beta a cui poi viene affiancata nello stesso anno della Stratos, auto gloriosa che porta in trionfo Munari tra il '74 e il '77. Ma il numero più alto di vittorie nei rally (9) se lo aggiudica la Lancia Delta, compatta realizzata sullo stesso pianale della Fiat Ritmo ed è l'unica che (finora) vanta il riconoscimento di "auto dell'anno". Lancia a partire dalla seconda metà degli anni '80 non riesce più a garantire gli standard di qualità-prezzo alternate ad ottime prestazioni e dopo la Thema uscita nel 1984 su disegno di Giugiaro, il suo successo va in calando e nel 1994 viene venduto lo stabilimento di Chivasso anche se i numeri della casa torinese si aggrappano alla piccola Y nata nel 1996. Passano pochi anni e Lancia dà alla luce un'altra ammiraglia dopo i fasti della Flaminia negli anni 50', il suo nome è Thesis e viene prodotta a partire dal 2002 con risultati scarsi e una generale scontentezza del pubblico che ne lamenta le forme troppo lontane dai gusti estetici di quegli anni e motori non all'altezza. Dopo quel tentativo di rilancio il gruppo Fiat può puntare sul restyling della Delta, un' americizzazione della Thema che in realtà nasconde l'ossatura (e qualcosa in più) della 300C e la Voyager, monovolume che fa dello spazio la sua caratteristica principale, seguita poi dalla Flavia a partire dal 2012, prima di puntare, negli ultimi anni, sulla piccola ma sempreverde (ri)nata Ypsilon.

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